Il capriolo è l’ungulato la cui caccia sta diventando la più praticata in Italia dopo quella al cinghiale, ma come ogni attività venatoria, deve rispettare delle regole perché possa continuare a essere considerata una caccia etica.

Il folletto del bosco

Il capriolo, anche noto con il suo soprannome di “folletto del bosco”, è un piccolo cervide che negli ultimi trent’anni ha ripopolato tutti gli areali d’Italia. L’abbandono dei boschi e la diminuzione della popolazione dei suoi predatori naturali, dovuta all’antropizzazione dei territori, sono i fattori principali del suo successo.

Il suo trofeo e le sue ottime carni ne hanno fatto una preda ambita dai cacciatori di selezione di tutte le zone d’Italia. Il capriolo ormai popola tutta la fascia appenninica, le pianure della valle padana e anche i boschi dell’arco alpino, che in teoria non dovrebbero essere molto vocati per questo brucatore.

È il primo a uscire in pastura al tramonto proprio perché è un brucatore selettivo e non può permettersi di competere sul pascolo con i più grandi daini e cervi.

Lo chiamano “folletto del bosco” non a caso. È un selvatico furtivo e magico, che appare tra la vegetazione in un punto in cui pochi istanti prima non c’era nulla, soprattutto nella caccia di attesa da altana o alla posta.

La caccia di selezione al capriolo maschio

Ogni selecontrollore inizia la sua caccia al capriolo molto prima di imbracciare la sua carabina.

A primavera, si parte con i censimenti per la conta dei capi sul territorio. Un’attività indispensabile per produrre un piano di prelievi sostenibile. Poi, inizia la ricerca del capo giusto e, se individuato, si studiano comportamenti e abitudini.

Il capriolo maschio è certamente un animale territoriale, cioè elegge una certa zona a suo territorio e vi trascorre più o meno tutta la sua vita.

Al contrario di daini e cervi, che sono in costante migrazione in areali molto vasti, il nostro piccolo cervide ci offre l’opportunità di seguirlo per anni nelle sue fasi di crescita fino, al momento in cui sarà giusto prelevarlo per lasciare a maschi più giovani l’opportunità di rinnovare la specie.

il capriolo maschio caccia

Caccia da appostamento

Quella da appostamento è, infatti, la caccia d’elezione al capriolo proprio per la sua stanzialità, anche se la caccia alla cerca resta più adrenalinica. Nessuno impedisce comunque di praticarle entrambe.

Il principio cardine della caccia di selezione al capriolo è la valutazione del capo, che avviene con il riconoscimento del palco e la corporatura, che ne dichiarano ovviamente il sesso, ma soprattutto l’età e la classe.

Non si può prescindere quindi dall’uso di un buon binocolo con un’ottima luminosità. La scelta del capo si deve ispirare a criteri di conservazione e miglioramento della specie.

Non ci si stanca mai di ricordare che è l’antropizzazione dei territori da parte dell’uomo ad aver messo in crisi l’ecosistema alterandone i cicli, per cui l’uomo stesso deve assumersi la responsabilità di cercare di riequilibrarli il più possibile. La priorità nel prelievo va quindi a capi con corporatura e palco sottodimensionati.

Il buon selecontrollore saprà aspettare che la funzione riproduttiva di un bel maschio abbia iniziato la parabola discendente, riconoscendo magari un palco in regresso.

Il cacciatore etico non è quello che cerca di impressionare gli ospiti con un bel trofeo di maschio dominante, ma quello consapevole di quanto l’attività venatoria abbia effetti benefici sull’ambiente e la biodiversità.

La funzione di un trofeo di capriolo maschio non è il vanto, ma la memoria. È una porta di accesso a una dimensione mistica, a metà tra il sogno e il ricordo, che rievoca alla mente del selecontrollore tutte le emozioni dell’azione di caccia.

Dopo anni, guardando un trofeo, ci si può ricordare della luce, dei profumi, delle temperature di quel preciso momento. È una vera e propria magia. Si chiudono gli occhi e sembra di essere di nuovo là, in mezzo all’azione di caccia, come se non fosse passato nemmeno un istante.

Qualcosa di incredibile, a cui le parole non rendono giustizia.

Quando si visita la casa di un cacciatore e gli si chiede quale sia il suo trofeo più significativo, non indicherà mai il più prestigioso. Il vero cacciatore sceglierà quello della caccia più difficile ed emozionante.

I momenti di caccia

La caccia al tramonto ha il suo grandissimo fascino, ma ha una controindicazione: in caso di ferimento del capo, sarà più difficile il recupero con il rischio di lasciare un animale ferito nel fitto della vegetazione.

Quindi, se accade di cacciare in queste ore, è fondamentale assicurarsi sempre che il tiro avvenga solo nelle migliori condizioni:

  • un perfetto appoggio su tre punti;
  • una traiettoria perfettamente pulita;
  • l’animale disposto “a cartolina”.

Altrimenti, rinunciare senza rimpianti è l’unica scelta etica.

L’alba è invece il momento migliore. Con la luce crescente c’è sempre tutto il tempo per il recupero del selvatico, anche in caso di ferimento.

La sicurezza è il primo valore a caccia. Per questo è opportuno scegliere con cura la postazione, ricordandosi di mantenere la traiettoria del colpo sempre dall’alto verso il basso. Se la zona di caccia in cui ci si trova non è di pascolo o particolarmente vocata, come possono essere alcuni boschi, la caccia alla cerca è sempre un’ottima alternativa.

Questa forma venatoria può essere anche complementare, perché permette di prolungare le ore di caccia quando i caprioli rientrano nel bosco al mattino o non ne sono ancora usciti per raggiungere il pascolo la sera.

Subito dopo il tiro è importante aspettare venti minuti o mezz’ora prima di avvicinarsi all’animale, se non si è sicuri dell’efficacia del tiro. Infatti, il capriolo maschio, grazie alle scariche di adrenalina, potrebbe allontanarsi per una trentina di metri avvicinandosi al bosco in cerca rifugio.

Dopo il tiro, ascoltare attentamente il rumore del suo calpestio e l’eventuale fragore della sua caduta tra i rami aiuterà a rintracciarlo più velocemente.

Il rito del “Bruch” e il “Waidmansheil”

La tradizione vuole che al capriolo abbattuto, così come a tutti i cervidi nobili, sia fatto omaggio del “l’ultimo morso”, rituale antichissimo di origine teutonica e mitteleuropea secondo il quale il cacciatore, recatosi sulla spoglia, la gira con il fianco destro appoggiato a terra e gli mette in bocca un rametto di pianta nobile, quercia o altro.

Questo “boccone” lo accompagnerà nel tragitto verso l’aldilà, come ultimo gesto di rispetto verso l’animale. A questo punto l’accompagnatore pronuncia “Waidmannsheil”, la cui traduzione più semplice è “ti saluto cacciatore”.

Waidmann significa non significa solo cacciatore, ma cacciatore esperto e consapevole, come può esserlo un selecontrollore. Il cacciatore risponde con “Waidmannsdanke” stringendo la mano.

Sono riti evocativi dove la caccia a palla viene praticata da centinaia d’anni, ma bisogna riconoscere che, fatta eccezione per il Trentino-Alto Adige, non appartengono alla cultura italiana.

Una bella stretta di mano e un complimento potranno bastare in tutto il resto d’Italia.

Rito del Bruch

Rito del Bruch

L’arma giusta per una caccia etica

La caccia di selezione si pratica con una carabina bolt action munita di ottica di puntamento. La qualità dell’ottica è imprescindibile, visto che si tratta soprattutto di una caccia praticata in condizioni di luminosità precarie.

Una buona ottica regala al cacciatore qualche minuto di luminosità in più. Tempo prezioso, che spesso fa la differenza tra una giornata di caccia ricca di emozioni o un’occasione perduta.

Il calibro d’elezione per la caccia al capriolo è il .243 Win. Anche il .223 Remington è altrettanto valido, ma possono essere utilizzati comunque molti altri calibri.

Il rispetto del selvatico e delle sue carni è un aspetto molto importante dell’attività venatoria. Un calibro adatto con la palla giusta eviterà di rovinare le pregiate carni del capriolo, uno degli obiettivi di una caccia etica.

 

È prima di tutto la precisione di tiro e non la potenza della munizione che permette un abbattimento pulito.

Il capriolo mediamente ha un peso di circa 30 chili ed è di corporatura fragile. Calibri “pesanti” non sono necessari per questa caccia, anche perché più difficili da gestire nei tiri dai 100 ai 200 metri.

Il rinculo e l’effetto di impennamento della canna, poi, distraggono il cacciatore dall’impatto della palla sull’animale, impedendo la corretta valutazione dell’efficacia del colpo.

Le carabine bolt action Horizon sono disponibili in svariate declinazioni nei principali calibri, dai più piccoli al .300 Winchester Magnum, ideale per altre tipologie di caccia alla selvaggina medio-grossa e coriacea.

Le versioni sintetica nera Horizon Black Synt, camo Horizon Elite Strata e con livrea grigia Horizon Elite Gray presentano proprio i calibri ideali per la caccia al capriolo.

Tutte dotate di caricatore amovibile a 3 o 4 colpi a seconda del calibro, hanno otturatore fluted Relia Bolt, che gli conferisce una linea moderna e accattivante.

Costanti nella precisione, presentano la canna realizzata per rotomartellatura a freddo in acciaio e grilletto regolabile Relia Trigger da 0,8 a 1,9 Kg, leggero e sensibile.

Sono consegnate con il certificato di 1 M.O.A. su tre colpi sparati e 7 anni di garanzia sulle parti meccaniche

La caccia di selezione al capriolo: una caccia etica

La Caccia Etica è la scelta con cui si deve confrontare il cacciatore moderno, consapevole dell’evoluzione dei tempi. Fattori come la nuova realtà faunistica e territoriale dovuta all’antropizzazione devono essere conosciuti e ben assimilati.

Così, il comportamento etico consentirà a ogni cacciatore di preservare la sua più grande passione e svolgere una funzione di salvaguardia non solo dell’ambiente, ma delle future generazioni di cacciatori.