5 consigli su come tarare la carabina bolt action

La stagione estiva della caccia al capriolo è alle porte e in alcune regioni è già iniziata, per cui è arrivato il momento di interrogarsi su come tarare la carabina.

Appena usciti dalla propria armeria di fiducia con la bolt action Horizon sottobraccio, la destinazione è una soltanto: il poligono. Ma come tarare la carabina?

Ogni cacciatore lo sa, la prima seduta al poligono prima dell’apertura porta con sé quel fascino particolare. Un misto di eccitazione e aspettativa per la stagione che sta arrivando.

Il desiderata è ovviamente uno quando si parla di carabine bolt action da caccia. Che il colpo vada esattamente dove la mente e l’occhio vorrebbero.

Ma si sa, tra il desiderio e la realtà c’è sempre uno scarto. E forse, in fondo in fondo, è proprio quella fatica necessaria, quel non avere mai nulla di scontato, che contribuisce alla soddisfazione di un buon colpo messo a segno.

Per cui è necessario tarare l’arma secondo il proprio personale utilizzo.

Innanzitutto, una premessa è d’obbligo. Esistono vari modi per tarare la carabina, che dipendono dalle condizioni in cui un cacciatore o tiratore si trova e dalla strumentazione di cui dispone.

Ma la prima regola è: partire dalle basi.

Procedere per gradi è fondamentale, sia a caccia che al poligono di tiro. Quando si maneggia un’arma non esistono perdite di tempo o scorciatoie.

L’ottica di puntamento è, oltre ovviamente alla carabina bolt action, il più grande alleato del cacciatore di selezione.

Per tarare l’ottica di mira si utilizzano le due torrette di regolazione, che ruotando a destra o sinistra fanno muovere il reticolo interno.

La torretta che si trova sulla parte alta dell’ottica permette di regolare l’altezza del colpo, mentre quella che si trova a lato si occupa della regolazione di deriva (destra-sinistra).

Compito di queste torrette è muovere il reticolo dell’ottica, in modo che combaci con il punto che si vuole colpire.

Ecco alcuni consigli utili su come tarare la carabina bolt action prima di utilizzarla sul campo da caccia.

A caccia o al poligono sono spesso i dettagli a fare la differenza. Per cui, anche a costo di apparire scontato, il primo e fondamentale passaggio per ottenere una corretta taratura dell’arma è montare l’ottica a regola d’arte.

È importante, infatti, prestare massima attenzione affinché la basetta e gli anelli siano perfettamente in asse, così come il reticolo dell’ottica, che dovrà essere perpendicolare alla bolt action.

Questo perché, se così non fosse, quando il reticolo verrà regolato con le torrette tenderà a muoversi in diagonale.

Inoltre, l’ottica dovrà essere alla giusta messa a fuoco.

La condizione ambientale ideale è quella in di assenza di vento laterale, poiché questo sposterebbe il colpo.

Se si ha la possibilità, nel tarare l’ottica è opportuno fare alcune prove preliminari a distanze ravvicinate – dai 25 ai 50 metri – utilizzando un bersaglio grande.

Non è consigliabile partire dai 100 metri, a meno che non si sia costretti. Questo perché si potrebbe rischiare di non colpire affatto il bersaglio, rendendo impossibile capire come spostare le torrette.

A questo punto, mantenendo sempre la carabina ferma nella posizione del punto mirato, l’operazione più semplice ed efficace è utilizzare le due torrette per spostare il reticolo perfettamente sopra il colpo andato a segno sul bersaglio.

Un secondo colpo consentirà di verificare che croce e punto d’impatto siano sovrapposti.

Solo allora, arriverà il momento di tarare la carabina a 100 metri, sparando una rosata.

Se per qualsiasi ragione, dovuta al luogo in cui si tara la carabina o ad altre motivazioni, non è possibile sparare dei colpi ravvicinati a meno di 100 metri, una buona pratica è quella del cosiddetto boresight.

Il boresight può essere fatto “a occhio” o con l’ausilio di un collimatore laser (boresighter), dotato di un raggio laser coassiale alla canna.

Per prima cosa occorrerà rimuovere l’otturatore e, senza muovere l’arma, guardare dentro la canna, così da allineare il bersaglio al suo centro. Allo stesso tempo, verificare che il reticolo sia regolato nello stesso punto in cui mira la canna.

Sarà necessario dover effettuare alcune verifiche, fino a che non si otterrà una perfetta sovrapposizione tra punto mirato dalla canna e reticolo.

La tecnologia può venire in aiuto con i collimatori laser montati sulla canna, che consentono di posizionare il raggio laser al centro del bersaglio e di verificare la corrispondenza con il centro del reticolo.

“I 100 metri”. È una frase che ha sempre un fascino particolare nell’immaginario degli appassionati di sport a ogni livello.

Forse è l’unica competizione che è riuscita ad andare anche oltre lo sport e a occupare di diritto un posto nella cultura popolare.

La gara che si fa tutta d’un fiato trattenendo il respiro, quella che anche le nonne d’altri tempi guardavano volentieri perché sanciva chi fosse “l’uomo più veloce del mondo”.

Ovviamente non è questo il caso, ma anche per tarare l’ottica di una carabina i 100 metri sono un vero must.

Arrivati a questa distanza si dovrà effettuare una rosata.

Andrà scelto il peso di palla adatto per la rigatura della canna della propria bolt action, così come un caricamento idoneo.

Se nella maggior parte dei casi si ottengono buone rosate, ma a volte un colpo va fuori posto, è probabile che al momento del colpo l’arma sia sbilanciata.

Un consiglio: per tarare la carabina è ideale che questa sia in asse al momento dello sparo, quindi quanto più parallela a terra, per non incorrere in errori dovuti all’angolo di sito.

È importante, inoltre, lasciare raffreddare la canna dopo aver effettuato qualche colpo, perché il calore è in questo caso nostro nemico e la dilatazione termica tenderà a far allargare le rosate e spostare leggermente il punto di impatto.

Sparare, sparare, sparare. Solo conoscendo a fondo la propria arma si avrà l’affinità necessaria per tarare l’ottica della bolt action a regola d’arte.

Quindi non resta che prendere la propria Horizon, accendere il motore con destinazione poligono e preparare a puntino la più grande alleata che abbiamo, per vivere intense esperienze venatorie.

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