“La caccia alla pernice bianca è la mia caccia preferita. Per vivere le emozioni che ti può dare basta solo essere lì tra rocce e ghiaccio, salti e neve.

Un paesaggio da sogno, con le sue regole e i suoi ritmi… Caccio lassù in montagna da quando avevo dieci anni, ma ogni volta che ne ammiro il paesaggio, aperto e ricco di vita d’estate o coperto dal manto bianco della neve invernale, rimango sempre senza fiato. Un teatro spettacolare, che fa da cornice alla pratica venatoria che più mi appassiona, la caccia alla pernice bianca.

In questi giorni di obbligata inattività, spesso mi sono trovato a osservare dalla mia finestra le montagne lontane e a tornare col pensiero ai miei ricordi di caccia più belli e a lei, la regina delle nevi. La pernice bianca è un animale molto strano. Imprevedibile ed enigmatica, ogni giorno si comporta in maniera diversa.

È un selvatico difficile da decifrare… alle volte la caccia alle bianche è facile, altre quasi impossibile. Come un’incantatrice affascinante, il suo “sfarfallare” mi ipnotizza ogni volta.

Nota come lagopus muta, in greco “piede di lepre”, per via del caratteristico piumaggio che ne ricopre le zampe fino alle unghie, la pernice bianca è un l’unico uccello alpino delle dimensioni intermedie tra il francolino di monte e il gallo forcello ad avere le ali interamente bianche.

Sopravvissuto all’era glaciale, è un selvatico dotato di grande spirito di adattamento, che abita le montagne del nord Europa e si trova sull’arco alpino a un’altitudine che supera i 2000 metri. Il folto piumaggio le garantisce mimetismo e calore anche nel rigido clima invernale, in cui le pernici talvolta arrivano a scavare gallerie tra la neve alta per nutrirsi e raggiungere la terra.

Ciò che rende davvero unico questo animale è la capacità di “cambiarsi d’abito” e mimetizzarsi con l’ambiente circostante a seconda delle stagioni.

Le bianche mutano il loro piumaggio, passando dalla colorazione grigio-bruna dell’estate, a una livrea quasi interamente bianca nella stagione invernale.

Durante il suo elegante volo è possibile vedere le penne esterne della coda tinte di nero e ancor più fortunato è il cacciatore che ha la possibilità di osservarle da vicino e notare la sottile fascia nera che colora l’esterno dell’occhio nel maschio e le ridotte carucole rosse sopra gli occhi delle femmine.

Dalle prime volte a bianche con mio padre, molte cose sono cambiate. Da ormai tre anni non è più consentito cacciare pernici bianche in Piemonte, per preservare una specie considerata a rischio.

Con lei se n’è andata parte della nostra storia venatoria e questo mi riempie il cuore di nostalgia. Al cacciatore di montagna come me non resta altro che andare altrove, soprattutto all’estero, dove è ancora possibile la caccia a questo meraviglioso selvatico, specialmente in Nord Europa, in Russia, Lapponia e Alaska.

Per andare a caccia di pernici bianche servono preparazione fisica, un cane specialista e un fucile da caccia leggero e maneggevole.

La prima cosa che occorre per andare a pernici bianche è un’ottima preparazione fisica, perché quando cacci oltre i 2000 metri non c’è nulla di scontato. Si deve conoscere la montagna, essere consapevoli che non si può andare contro una sua decisione. Il cacciatore deve diventare un po’ alpinista e ricordarsi sempre che è opportuna la massima prudenza per svolgere l’azione di caccia in sicurezza.

I nostri ausiliari a quattro zampe sono fondamentali in questa tipologia di caccia. Un cane da bianche si fa solo andandoci. I cani da ferma impiegati nella caccia alla pernice bianca devono avere una cerca ampia e una ferma solida, per far sì che il cacciatore debba compiere il tragitto minore possibile negli ambienti inospitali abitati da questo uccello.

I luoghi dove si trova la regina delle nevi sono impervi… terreni rocciosi immersi in spazi sconfinati e surreali, che solo pochi privilegiati raggiungono. Decisamente faticosi per i cacciatori, possono essere molto duri anche per i cani, che spesso vengono protetti dai loro padroni con plantari in gomma per i polpastrelli.

A caccia di bianche io vado con il sovrapposto da caccia Feeling Beccaccia in cal. 12 e canne da 62 cm, il compagno ideale per le lunghe attraversate necessarie in quest’attività venatoria e dotato di grande istintività di brandeggio.

Anche la doppietta Esprit di Franchi è un’altra mia compagna d’avventure, con calcio abbastanza corto (LOP 368 mm) in modo da essere comodo e funzionale anche con molti vestiti addosso.

Per raggiungere le zone abitate dalle bianche è necessaria una lunga marcia di avvicinamento, che spesso inizia nel cuore della notte, se si vuole essere sul posto alle prime luci dell’alba.

E quando finalmente si tocca la vetta, lassù tra le nuvole e il cielo, il carniere resta un dettaglio finale, perché anche solo ammirare il volo di questo meraviglioso selvatico ricompensa ogni cacciatore di montagna con pura emozione”.

Andrea Cavaglià