5 cose che (forse) non sapevi sui testimonial dei fucili e delle carabine da caccia franchi

Sono il volto del brand, sempre accompagnati nelle loro avventure dai fucili e dalle carabine da caccia Franchi. Ecco 5 cose che (forse) non sapevi su Giulia Taboga, Andrea e Davide Cavaglià.

Giovani, sorridenti ed esperti cacciatori, abbiamo imparato a conoscerli tramite i social network, le fiere in giro per l’Italia, le serie televisive e le avventure con cui ci hanno fatto appassionare. I testimonial di Franchi, come ogni altro cacciatore, sanno bene che l’arte venatoria non è solo imbracciare fucili o carabine da caccia, è amore per l’ambiente e per la natura, conoscenza e salvaguardia del territorio, gioia di stare all’aria aperta con il proprio ausiliare e i propri compagni di caccia.

Con i visi rilassati e abbronzati, Giulia, Andrea e Davide ci raccontano, tra uno scherzo e l’altro, qualcosa in più su di loro, dandoci anche qualche consiglio di caccia.

Giulia: “Qualche anno fa, credo nel 2012, ho partecipato a una puntata della serie tv di Franchi “Prime Emozioni”. All’epoca cercavano giovani cacciatori in giro per l’Italia disposti a cacciare con il protagonista della serie. Mi hanno trovata tramite Facebook e ricordo che ho accettato l’invito malgrado la mia timidezza. Da lì Franchi mi ha proposto di continuare la collaborazione in veste di testimonial… Ed eccomi ancora qua!”

Andrea: “Da quando avevo 10 anni, tanti mercoledì di scuola li saltavo per seguire mio papà e andare con lui a caccia. Posso dire che non ho mai perso una domenica, sono cresciuto facendo quello. La caccia è una delle mie passioni più grandi e quando Franchi mi ha contattato e invitato a Milano per parlare di una possibile collaborazione, mi è sembrata da subito una bella possibilità. Tutto è cominciato un po’ per caso, un po’ per fortuna. Avevo da poco partecipato a un catalogo sulla caccia e una volta contattato… ho aderito molto in fretta!”

Davide: “Sono diventato testimonial Franchi grazie a mio fratello, che ha iniziato questa esperienza tre anni prima di me. All’epoca ero ancora minorenne, ma raggiunta la maggior età sono entrato a far parte del gruppo senza pensarci due volte”.

Giulia: “Il mio posto preferito in assoluto rimane la Scozia! Adoro la caccia al cervo e la caccia alla beccaccia e la Scozia per questo è il paradiso. I miei luoghi preferiti sono l’isola di Bute, una terra magica e un po’ fuori dal mondo, e tutta la zona vicino Crieff, Highlands comprese, in cui ho anche avuto la possibilità di andare a caccia di selezione con la carabina bolt action Horizon, che io utilizzo nel calibro .308 Win e ogni volta si dimostra affidabile e precisa”.

Andrea: “La caccia a cui son più legato è la caccia alla piuma con il cane da ferma. Ogni razza si distingue per il tipo di ferma e la posizione che viene assunta. Per me osservare i cani al lavoro è sempre un’emozione! Grazie alla mia professione, mi sono trovato in tanti posti stupendi per cacciare con i miei Setter, tra i quali Scozia e Crimea sono due luoghi che mi porto dentro. La Crimea è uno dei paradisi per i cacciatori cinofili, con i suoi boschi di querce e faggi e una grande concentrazione di beccacce. In Italia tra le mie mete preferite per cacciare ci sono le montagne piemontesi, in cui vado a galli forcelli, coturnici e a pernici bianche”.

Davide: “Sicuramente la Scozia, perché per chi ama il Setter l’ambiente e la densità di animali ti permette di godertelo a 360 gradi!”

Giulia: “Ho uno Jagdterrier dal 2007, che ho usato prevalentemente per la caccia al cinghiale e la caccia al capriolo. Per addestrarlo l’ho portato fin da piccolissimo con me in battuta e nei recinti, in modo da fargli incontrare il selvatico. Devo dire che sono stata fortunata, perché aveva una dote innata e l’addestramento non è stato per niente complicato. Ora è vecchietto e sono ormai due anni che non lo porto più a caccia, ma è stato proprio un gran cane”.

Andrea: “Il cane, indipendentemente dalle tipologie, si addestra facendolo uscire tanto e instaurando con lui un legame attraverso le tante piccole cose che accadono durante una giornata di caccia. La cosa più importante è avere la possibilità di fargli incontrare la selvaggina, cosa che in Italia purtroppo è molto più difficile che all’estero. Anche per questo oggi tanti cacciatori organizzano viaggi all’estero, non solo di caccia ma anche di cinofilia e addestramento”.

Davide: “Un cane lo si addestra non dico da quando nasce, ma quasi. Si inizia già a 4-5 mesi, insegnandogli il riporto con una pallina da tennis, poi la ferma a vista di un fiocchetto in cortile. Compiuti i 6-7 mesi si utilizzano le prime quagliette, lo si porta in giro pian piano senza stancarlo troppo. Da lì in avanti, a seconda della tipologia di caccia che si vuole praticare, si va nei vari ambienti. Facendo molta caccia in montagna, lo portiamo con noi per fargli prendere confidenza con il territorio e i suoi odori. Solitamente si aspetta l’estate e il primo autunno per le covate di selvatici come i galli forcelli e le coturnici, un po’ più alla portata dei cani giovani, e si lavora con lui in questi 2 o 3 mesi 4-5 volte la settimana. La caccia vera è la cosa più importante, anche se per prepararlo al meglio bisogna puntare tantissimo sul periodo estivo e autunnale”.

Giulia: “Non posso non nominare il Feeling Beccaccia, che ho in calibro 20, un fucile sovrapposto da caccia leggero e maneggevole, perfetto per la sfida alla regina del bosco. A beccacce vado anche con la doppietta Esprit, naturale all’imbracciata e adatta a diverse tipologie di caccia… Un classico che va sempre di moda!”

Andrea: “Praticando molto la caccia di selezione, all’aspetto e alla cerca, tra i miei fedeli compagni c’è la carabina bolt action Horizon Black Synt, disponibile con caricatore amovibile nei calibri .223 Rem, .243 Win, .270 Win, 30-06 Springfield, 6,5 Creedmoor e .300 Win Mag, per adattarsi alle diverse abitudini e tipologie di caccia.

Davide: “Anche io uso molto i fucili sovrapposti, sia per la caccia che per lo sport. A caccia vado spesso con il Feeling Beccaccia Select, mentre al campo da tiro a volo uso il Feeling Sporting in calibro 12, con strozzatori Knurled da 1 a 5 stelle per le diverse esigenze di tiro”.

Giulia: “Mi alleno tutto l’anno per non trovarmi in difficoltà durante la stagione di caccia. Faccio lunghe camminate e palestra 3-4 volte a settimana per mantenere i muscoli allenati, è un aspetto fondamentale! Essere fisicamente preparati è importante anche per una questione di sicurezza, perché quando si è stanchi si rischia di fare errori o di sottovalutare la pericolosità della zona e, come sappiamo, la montagna non perdona. La caccia in montagna è così, un misto di fatica e sacrificio, che ti ripaga con irripetibili emozioni”.

Andrea: Come per il cane, noi che cacciamo ad alta quota cerchiamo di tenerci in forma e di uscire anche nei mesi in cui la stagione venatoria è chiusa, perché altrimenti la caccia in montagna non sarebbe praticabile. Richiede tantissimo impegno fisico e si può praticare in base a diversi livelli di difficoltà… ogni cacciatore sa che ci sono dei posti un po’ più comodi e altri un po’ più scomodi da raggiungere. In media una giornata tipo richiede 6-7 ore di camminata in salita e quando arriva la sera, le gambe bruciano e la stanchezza si fa sentire. Delle volte addirittura si cammina per 12-13 ore con 1400 metri di dislivello, quindi un buon allenamento è non solo consigliato, ma necessario”.

Davide: “In montagna devi esserci sempre, devi andarci sempre, camminare, allenare il fiato, perché non puoi improvvisarti montanaro da un giorno all’altro. Non voglio dire che montanaro ci nasci… ma quelle vette, una volta che ti entrano dentro, diventano parte di te e il loro richiamo ti porta sempre a tornare lassù, tra nuvole e cielo”.

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